Mostra
Franck Goddio
Robert Wilson
Informazioni
Ufficio Stampa
Contatti
    Città e tesori sommersi | Percorso | Catalogo | The Hilti Foundation | La Venaria Reale
 

Navigazione

pixel graphic
 

Le antiche città del ramo occidentale del Nilo e l’influenza greca

La Grecia e l'Egitto si incontravano in questa zona strategica: la foce del ramo occidentale del Nilo era la porta di accesso in Egitto per le navi provenienti dal mondo greco.

Da sempre ambìto per le sue ricchezze, il Delta del Nilo ospitò una civiltà influenzata da ondate successive di invasioni. Prima i Persiani e i Greci, poi la lunga dinastia dei Tolomei, in seguito i Romani e la nascita del Cristianesimo, che portò alla distruzione delle immagini delle divinità pagane, ma anche alla loro inconscia assimilazione, fino alla conquista araba. Un lento processo di acculturazione rivoluzionò il pantheon divino, enfatizzando l'adorazione di Iside, Osiride e Serapide, ed entrò nella vita quotidiana, dando forma alla visione che gli Egizi avevano di un mondo che fu la culla della civiltà occidentale.
Lo sviluppo economico arrivò presto nella baia di Abuqir, molto prima della fondazione di Alessandria. La posizione della città, sul Delta del Nilo, ne fece un importante crocevia tra l'Egitto e le altre civiltà del Mediterraneo.
Sin dall'VIII secolo a.C. i Greci commerciavano con l'Europa e comunità greche si erano stabilite a Naucrati e Thonis-Heracleion, sul ramo occidentale del Nilo. Queste città non erano solo centri commerciali, ma anche luoghi di scambio culturale tra le due civiltà.
La fondazione di Alessandria da parte di Alessandro Magno nel 331 a.C. fu l'evento che diede il via all'ascesa della Grecia nel Delta. A questo periodo storico sono state attribuite diverse denominazioni: Egitto ellenistico, Egitto tolemaico ed Egitto lagide. In realtà esso coincide con la dinastia lagide, fondata dal generale macedone Tolomeo, figlio di Lago, eletto governatore (satrapo), dopo la morte di Alessandro Magno e divenuto re d'Egitto con il nome di Tolomeo I Soter.
Caratterizzata da una commistione culturale, la dinastia tolemaica durò fino al 30 a.C., anno della conquista dell'Egitto da parte dell'imperatore romano Ottaviano.
Il periodo romano fu caratterizzato dall'occupazione militare e dalla colonizzazione che crearono una situazione molto diversa dall'interscambio e dalla fecondazione reciproca che avevano segnato il periodo ellenistico.
Alessandria, con lo spirito che la contraddistingueva, mantenne un certo livello di indipendenza, ma il resto dell'Egitto fu interamente dominato e sfruttato da Roma. A parte il tentativo, nel II secolo d.C. dell'imperatore Adriano e degli Antonini di far rinascere il fervore culturale dell’epoca tolemaica, gli imperatori da Caracalla in poi proseguono nell’opera di sfruttamento e spoliazione che instaurò ad Alessandria un clima di terrore.

Con l’avvento al potere di Diocleziano nel 284 d.C. iniziò il periodo bizantino. Anche l'unità amministrativa subì le conseguenze della fondazione di province e diocesi cristiane.
Quando i conquistatori arabi sopraggiunsero nel VII secolo, furono accolti come liberatori. A partire da quel periodo un insieme di fenomeni naturali causò lo sprofondamento dei siti archeologici della zona del Delta del Nilo.
pixel graphic

Canopo orientale

La leggenda racconta che questo tratto di costa prese il nome dal timoniere Canopo, che morì dopo avervi portato Menelao ed Elena alla fine della guerra di Troia.

Canopo fu fondata prima di Alessandria. Il leggendario timoniere diede il suo nome anche all'area situata a ovest della foce più occidentale del Nilo: la regione canopica. La città di Canopo (chiamata Peguti o Pekuat dagli Egizi) si trova a 35 km a nord-est di Alessandria e, ai tempi dei Tolomei, era collegata ad essa da un canale.
In epoca tolemaica Canopo era centro religioso e politico.
Gli scavi dell'IEASM nell'area occidentale della città hanno portato alla scoperta del Serapeo, tempio dedicato a Serapide.
Famosa in tutto il mondo mediterraneo per le guarigioni e gli oracoli attribuiti a Serapide, Canopo era anche una città dedita al piacere. Come tale, continuò ad attirare visitatori anche in età romana e solo nel IV secolo fu cristianizzata. Il monastero di Metanoia (dal verbo greco metanoein, pentirsi), di cui sono stati ritrovati i resti, fu fondato accanto all'antico tempio dopo che questo fu distrutto dai Cristiani nel 391.
Oggi una porzione di Canopo è parte dell'odierna Abuqir, mentre la zona orientale, sito del Serapeo, è sommersa.
pixel graphic

Il Serapeo

Il Serapeo risale all'inizio del periodo tolemaico. Serapide era una versione greca di una delle antiche divinità dei morti di Menfi. Associato a Iside, assunse alcune delle funzioni di Osiride.
Il culto di Serapide si diffuse gradualmente nel mondo greco ed egizio e, soprattutto durante l'epoca imperiale, diventò estremamente popolare non solo in Egitto. I templi principali dedicati a Serapide si trovavano ad Alessandria e Canopo.

I Lagidi riuscirono abilmente a unire il culto delle divinità egizie a quello dei propri dei. Da questa commistione di culture risultarono divinità con numerosi poteri, funzioni e attributi che fornirono il pretesto per associare religione e politica. La statuaria evidenzia questa unione seguendo il carattere ieratico egizio pur incorporando attributi greci: le forme animali che gli Egizi attribuivano alle loro divinità cedono il passo all'antropomorfismo greco.
pixel graphic

Il Naos delle Decadi

Il naos era una piccola cappella monolitica che ospitava la statua di una divinità, collocata nella parte più sacra del tempio. Sotto il regno di Nectanebo (380–362 a.C.) il Naos delle Decadi era dedicato a Shu, dio dell'aria e dell'atmosfera. A renderlo unico sono le iscrizioni sulle pareti esterne che compongono un calendario egizio diviso in decadi, ossia segmenti di dieci giorni. Ogni decade inizia con l'ascesa di alcune stelle particolari, chiamate decani, ritenute detentrici di poteri astrologici. Un anno comprende 36 decadi e cinque giorni aggiuntivi - chiamati dai greci epagomeni - per arrivare al ciclo di 365 giorni. Il naos con i suoi testi astrologici che accompagnano ogni decade è un prezioso testimone delle conoscenze dell’epoca nel campo dell'astronomia.

Il Naos delle Decadi, esposto in mostra, è anche uno straordinario puzzle. La base e la parte posteriore furono scoperte intorno al 1940 dal principe Omar Toussoun durante i suoi scavi nella baia di Abuqir. Nel 1952, gli egittologi stabilirono un legame con il tetto di un naos scoperto nel 1776 e conservato al Louvre dal XIX secolo. I quattro frammenti recuperati dal team dell'IEASM rappresentano una nuova e importante aggiunta. Uno di questi è la parete sinistra del naos e riporta un testo inciso di cui non esistono altre versioni: un racconto della creazione del mondo e una descrizione dei decani.
pixel graphic

Le rappresentazioni del potere

I Lagidi si autoproclamarono faraoni, dei in terra, e si attribuirono le caratteristiche di questi ultimi, mescolando il formalismo egizio con dettagli più naturalistici o simboli greci. Alessandro Magno aveva già affermato il principio secondo cui la vittoria portava con sé uno stato divino e tale idea fu perpetuata dai monarchi tolemaici, che ne fecero uno dei pilastri del potere. I Cesari si attennero a questa tradizione.
pixel graphic

La presenza cristiana

La distruzione del Serapeo nel 391 fu opera dei Cristiani, che successivamente costruirono il monastero di Metanoia, identificato grazie agli scavi sottomarini. Gli altri edifici sono ancora sommersi, ma un gran numero oggetti esposti in mostra, quali gioielli, croci e sigilli testimoniano la presenza cristiana a Canopo. Non molto distante, si trovava un santuario dove furono depositati i resti di San Ciro e San Giovanni, che trasferirono al sito gli stessi poteri taumaturgici attribuiti ai loro predecessori pagani.
pixel graphic

Thonis-Heracleion

Conosciuta grazie ad antichi testi e iscrizioni, per molti secoli la posizione della città di Heracleion è rimasta incerta.

Prima ancora della fondazione di Alessandria, la città era stata il centro commerciale che i Greci dovevano attraversare per seguire il Nilo fino a Naucrati, una fiorente città più a sud. Fu la crescita e la sempre più ampia influenza esercitata da Naucrati a causare il declino economico di Heracleion, all’epoca nota anche per il suo tempio di Amon, divinità suprema del pantheon egizio. Dopo la fondazione di Alessandria, il sovrano ordinò che le attività commerciali di Heracleion fossero trasferite alla nuova capitale.
Gli scavi hanno consentito di situare con precisione Heracleion, identificata grazie ai resti del suo tempio. Inoltre, la scoperta della stele di Nectanebo I ha dimostrato che Heracleion e Thonis, la città che Diodoro Siculo definì come il porto d'accesso obbligatorio per entrare in Egitto, erano in effetti la stessa città.

Centro religioso fino al tempo dell'occupazione romana, Thonis-Heracleion fu abbandonata e andò incontro a un drammatico declino. Tutto ciò che ne rimase in età bizantina fu un piccolo convento. Heracleion prende il nome da Herakles (Eracle): secondo la leggenda, fu fondata nel punto esatto in cui il semidio mise piede in suolo egizio. In questo sito fu eretto un tempio, dedicato ad Amon, il cui figlio Khonsu era identificato con l'eroe greco. Erodoto associa il sito all'arrivo della bella Elena di Troia, in fuga con l'amante Paride, a cui Thonis, guardiano del Nilo, rifiutò la sua ospitalità.
pixel graphic

Nasce un porto

Heracleion si trovava nell'area delle dune a est di Canopo, accanto allo sbocco del ramo occidentale del Nilo, ed era collegata al fiume da passaggi tra le dune.
Grazie agli scavi, oggi abbiamo l'immagine di una grande città portuale, con moli a est e un ampio canale a ovest che la collegava a un lago, collegato a sua volta da un altro canale a Canopo. I lavori svolti evidenziano l'importanza di quella che era una città di confine e un fondamentale centro doganale per l'Egitto. Nei porti e nei canali sono stati individuati numerosi relitti e ancore risalenti al VI - II secolo a.C.
pixel graphic

Il grande tempio di Amon

I resti di questo tempio gigantesco, lungo oltre 150 metri, sono stati ritrovati su un'immensa spianata accanto al canale centrale. La decifrazione del suo naos ha portato alla conclusione che fu consacrato ad Amon. Questa non era l’unica divinità venerata ma una serie di oggetti liturgici indicano che si trattava di un tempio attivo, dedicato a molte divinità.
Il tempio mantenne il proprio stato sotto i Lagidi. Qui venivano celebrati i riti per infondere il potere divino nei nuovi faraoni, rendendo la città anche un centro politicamente importante, quale luogo in cui si sanciva la continuità dinastica dei Tolomei. È probabilmente questo il motivo per cui i Romani la abbandonarono.
Racchiusi da un muro, i tanti edifici del tempio erano disposti lungo un ampio viale, fiancheggiato da sfingi, alcune delle quali sono state ritrovate. Il viale portava all'entrata del tempio, fiancheggiato da statue colossali. Il naos si trovava nel cuore del tempio. Poiché si trattava di un luogo sacro, solo chi celebrava i rituali aveva diritto ad entrarvi, mentre i laici dovevano restare sui sagrati antistanti.
pixel graphic

Oggetti rituali, offerte e amuleti

I numerosi oggetti ritrovati testimoniano l'intensità delle attività religiose del tempio e l'importanza dei rituali per gli Egizi. Gli oggetti in pietra e metallo, vasi, pentole, calderoni, piatti, mortai, lampade, bruciaprofumi, mestoli e pinze, suggeriscono il tipo di riti celebrati in onore degli dei. Oltre a questi oggetti rituali, sono stati trovati anche reperti che raccontano atti di devozione individuale: molti amuleti incisi con il bestiario sacro e ex voto, oggetti in miniatura offerti in segno di gratitudine e devozione.
pixel graphic

I colossi

In mostra sono esposte tre statue colossali emerse dal mare. Alte da 4,90 a 5,40 metri, le prime due rappresentano una coppia reale del periodo tolemaico. Il re indossa la doppia corona dell'Alto e Basso Egitto, ornata con l'ureo, il cobra con il disco solare emblema dei faraoni. Il copricapo della regina è un disco solare posto su due piume di rapace e incorniciato dalle corna della vacca Hathor, identificata con Iside. Un cobra eretto è appoggiato sulla sua fronte. Il viso e i seni sporgenti sono tipici del periodo greco. La coppia non è stata identificata, ma uno studio della statua della regina ha stabilito che era già stata danneggiata e riparata in epoca antica. La terza statua rappresenta Hapi, dio delle inondazioni del Nilo e simbolo di fertilità e abbondanza. Ha il viso rotondo, porta un vassoio di offerte e indossa una corona di papiro a simboleggiare il Nilo. È la più grande statua nota di questa divinità.
pixel graphic

La stele di Tolomeo

In mostra è esposta una stele monumentale, ritrovata non distante dai colossi, a nord del tempio. Il monolito di 6 metri, con un peso di 16 tonnellate, era spezzato in molte parti, ritrovate durante gli scavi subacquei. Le iscrizioni, parzialmente cancellate, citano specificamente Tolomeo VIII e ci consentono di datare la stele alla seconda metà del II secolo a.C.
pixel graphic

La stele di Nectanebo I

In mostra è esposta una stele di granito nero, trovata presso il sito del tempio e la sua forma e contenuto permettono di assimilarla a quella trovata a Naucrati oltre un secolo fa. Le iscrizioni la collegano al faraone Nectanebo I (380 - 343 a.C.) e proclamano la sua decisione di imporre una tassa sulle merci greche in arrivo a Thonis a beneficio di un tempio a Naucrati. La stele conferma l'identità comune di Heracleion e Thonis e il ruolo della città come centro doganale.
pixel graphic

La vita quotidiana dell'Egitto tolemaico

I Tolomei consideravano l'Egitto una loro proprietà e ne sfruttavano le ricchezze tramite le tasse e i diritti di concessione riscossi da un'amministrazione onnipresente, seguendo il modello imperiale. Con l'avvento dei Lagidi, all'agricoltura, la più antica e importante fonte di reddito, si aggiunsero i traffici di merci importate ed esportate: oggetti artigianali e prodotti dall'Africa e dall'Oriente che attraversavano i porti del paese. A quel tempo, l'Egitto era un centro commerciale di rilevanza mondiale. Le sue enormi ricchezze attirarono ben presto lo sguardo avido dei Romani, che lo considerarono come uno dei loro granai.
Le occupazioni di Greci e Romani portarono profondi cambiamenti in Egitto, anche se la vita quotidiana non si modificò. Gli oggetti di uso comune testimoniano infatti la modesta quotidianità degli umili pescatori e degli anonimi artigiani che li produssero.
pixel graphic

Tempo e storia si sovrappongono

Il sito di Heracleion, come attestano le scoperte, ebbe una vita di quasi 1500 anni. La datazione degli oggetti ritrovati ed il loro riuso testimoniano le varie epoche che si sovrapposero. Anche il pantheon religioso subì dei cambiamenti e le divinità si trasformarono attraverso il contatto con culture e credenze diverse, pur mantenendo intatti alcuni aspetti.
L'apogeo del Nuovo Regno, segnato da Ramesse II del XIII secolo a.C., fu seguito da un lungo declino caratterizzato dalle invasioni assire e persiane del VII-IV secolo a.C. Numerosi oggetti di ispirazione hascemita ritrovati a Heracleion dimostrano l'influenza persiana in Egitto.

L'Egitto era una satrapia (l'unità territoriale che nell'antico impero persiano corrispondeva di solito alle regioni occupate dalle diverse nazionalità) quando Alessandro Magno lo conquistò con l'aiuto delle colonie greche che da secoli occupavano il Delta del Nilo. Il suo fedele successore Tolomeo governò come satrapo prima di autoproclamarsi faraone. I Lagidi facevano affidamento su potenti eserciti di mercenari greci a cui regalavano terre. Questi coloni, o "cleruchi", erano una forza di riserva che poteva essere convocata a seconda della necessità. Successivamente, sarebbero stati reclutati anche i nati in terra egizia.

Sotto la dinastia dei Lagidi, l’Egitto tornò ad essere una grande potenza finché i romani, nel 31 a.C., lo conquistarono e lo ridussero allo stato di provincia. Successivamente, cadde nelle mani dei Bizantini, i quali sarebbero stati a loro volta cacciati nel VII secolo dagli Arabi.
Molti oggetti in ceramica narrano questa storia con il proprio linguaggio, oltre a essere testimonianza del commercio tra le varie regioni del Mediterraneo orientale e occidentale, il Peloponneso, la Grecia continentale, l'Asia Minore, la Fenicia e l'Italia, e rappresentano un importante esempio delle merci importate e del lavoro dei vasai locali che cercavano di imitare l'arte dei ceramisti greci.
pixel graphic

Alessandria

Fondata nel 331 a.C. da Alessandro Magno, la città gli deve il suo nome, così come molte altre lungo il suo itinerario trionfante. Alessandria fu creata su una stretta striscia di rocce tra il Mediterraneo e il Lago Mareotide, un vasto mare interno alimentato dal Nilo. Città completamente greca con le sue piazze, il ginnasio e i templi, aveva una pianta a scacchiera che si espanse nel corso degli anni. Dietro le sue mura lunghe 15 km si ergeva un complesso di palazzi e giardini. Qui si trovava la corte, la sede del potere reale e un'area portuale senza eguali.
Questo centro commerciale o “emporio” era anche un centro culturale, infatti Alessandria era nota per il suo museo (in realtà era un centro di studio scientifico) e la sua biblioteca, che raccoglieva il sapere di tutto il mondo.
L'influenza della capitale dei Lagidi si estendeva all'intero Mediterraneo non solo attraverso il commercio, ma anche attraverso i propri modelli architettonici e culturali. Con una popolazione stimata di 50.000 abitanti, era una città cosmopolita, un punto d'incontro di genti e culture.
Canopo, collegata ad Alessandria da un canale, ne sarebbe diventata la periferia durante il periodo tolemaico.
Alessandria mantenne il suo carattere cosmopolita sotto l'occupazione romana, tuttavia fu scossa da rivolte e sommosse e a causa del suo spirito ribelle era considerata ingovernabile dai Romani.
L’imperatore Caracalla (211-216) attuò crudeli repressioni. Per il suo atteggiarsi a vero successore di Alessandro Magno divenne oggetto di scherno da parte degli abitanti di Alessandria e, nel 215, reagì uccidendo la delegazione di dignitari, tra cui si trovava il prefetto d'Egitto, giunta a dargli il benvenuto. Un anno dopo ordinò la creazione di una falange macedone in onore di Alessandro. Non appena costituita, la fece massacrare, privando così la città dei suoi migliori cittadini. Caracalla fu assassinato poco tempo dopo. Colonne di granito rosa che portano il suo nome, usate come basi per le sue statue, sopravvivono come ricordo di questo periodo sinistro.
pixel graphic

I porti di Alessandria

Alessandria si trovava al crocevia tra due mondi: il mondo del Mediterraneo e quello dell'entroterra che portava al Mar Rosso e all'Oceano Indiano. Possedeva due porti separati da una diga, nota come “heptastadion” poiché aveva la lunghezza di sette stadi, costruita da Tolomeo II (284–246 a.C.) per collegare la città all'isola di Pharos (Faro).
A est, il Porto Grande si affacciava sul Mediterraneo con il suo famoso faro costruito su un'isoletta all'estremità di Pharos, da cui deriva la parola italiana. Questo porto ospitava i moli reali, militari e commerciali e numerosi magazzini. A ovest si trovava il porto marino e fluviale di Eunosto, collegato al Nilo da una rete di canali. Due aperture nell'eptastadio consentivano il passaggio tra i due porti.
L'esplorazione del fondale marino nel Porto Grande ha rivelato complesse strutture marittime, oltre ai quartieri reali costruiti di fronte e a strutture secondarie che dividevano la parte orientale in numerose aree di attracco.
Il porto della galea reale era costruito sul Capo Lochias, dove i Tolomei possedevano numerosi palazzi. Un'ampia penisola nota come Poseidion ospitava templi e una grossa diga, al termine della quale si trovava il Timonion, un piccolo palazzo costruito da Marco Antonio per "estraniarsi da tutto". A ovest del Porto Grande, altre strutture portuali consentivano alle navi di scaricare le merci o attendere il transito per Eunosto. I navalia, enormi cantieri navali, erano adibiti alla costruzione o alla riparazione delle navi.
Gli scavi dell'IEASM hanno rivelato la topografia del Porto Grande così com'era alla fine del periodo romano. Esplorando queste strutture e aree sommerse, gli archeologi hanno portato alla luce rare testimonianze dello splendore dell'era tolemaica.
L'isola reale di Antirodi ospitava un palazzo e un piccolo tempio dedicato a Iside. Insieme al Poseidion e alla costa, dava forma a uno splendido bacino portuale.
pixel graphic

Divinità e templi

Oltre al tempio romano nella penisola di Poseidion e al santuario dedicato a Iside sull'isola di Antirodi, la città possedeva molti altri templi, compreso il famoso Serapeo dedicato a Serapide, uno dei più imponenti nel mondo ellenistico.
I sovrani avevano i propri luoghi di culto, tra cui l'Arsinoeion, dedicato ad Arsinoe II, e il Caesareion, costruito da Cleopatra in onore di Cesare.
pixel graphic

Il clero e le divinità

Il clero era una casta legata a un particolare dio o a un tempio. Sull'isola di Antirodi è stata ritrovata la statua di un sacerdote dal capo rasato che porta un vaso la cui parte superiore è una testa di Osiride, il dio egizio dei morti. Il sacerdote fa attenzione a non toccare Osiride con le mani. La silhouette, le pieghe e l'espressività del volto lo rendono un'ottima rappresentazione del sincretismo egizio.
pixel graphic

Massacri e distruzione

La città di Alessandria attraversò vari momenti di difficoltà. Alla fine del III secolo, l'impero dovette affrontare la diffusione del cristianesimo finché, nel 380, l'imperatore Teodosio ne fece la religione di stato. La città visse violenti conflitti tra cristiani e pagani, con attacchi perpetrati da fanatici a luoghi di culto e il saccheggio del tempio di Serapide. Nel 391 Teodosio bandì il culto pagano e le rovine dei templi furono depredate fino all'ultima pietra.
Tuttavia, la definitiva distruzione di Canopo ed Heracleion e la scomparsa di una parte di Alessandria furono principalmente la conseguenza di una serie di disastri naturali che portarono alla sommersione delle città.
Nel corso delle esplorazioni subacquee non è stato ritrovato alcun materiale successivo all'VIII secolo.
pixel graphic

Cambiamenti della configurazione del Delta del Nilo. Epoca e cause dei fenomeni di sprofondamento

Heracleion-Thonis, Canopo e Alessandria, sono state colpite da fenomeni naturali catastrofici. Testi antichi parlano della sparizione di città sulla costa, nota nell’antichità come costa libica. Terremoti e onde anomale colpirono la regione canopica diverse volte. Per esempio l’onda anomala del 21 giugno 365 d.C. devastò le coste del sud est del Mediterraneo. Secondo Sofronio, patriarca di Gerusalemme, nella seconda metà del VI secolo gli abitanti di Canopo sapevano che sotto al mare giacevano le rovine di un santuario e ricordavano ancora una violenta catastrofe che nel passato aveva spazzato via una parte della loro terra. Questa catastrofe deve essere accaduta dopo il 486 d.C., quando il culto e l’oracolo di Iside erano ancora praticati nella regione. Molto probabilmente anche il terremoto verificatosi a metà dell’VIII secolo causò seri danni.
La moderna Alessandria, il cui nome sopravvisse grazie alla sua gloriosa storia, si erge ancora sul sito della città fondata da Alessandro Magno, ma non lo occupa interamente: l’imponente Portus Magnus e altri quartieri sono stati sommersi nella seconda metà dell’VIII secolo e sono spariti tra le acque del Mediterraneo. In quel medesimo periodo anche la parte orientale di Canopo, città che andava orgogliosa dei suoi templi, fu sommersa e la città venne associata nel nostro immaginario alla vita di piaceri tanto additata dalla propaganda romana; Cleopatra era chiamata la “prostituta dell’incestuosa Canopo” (Properzio, Elegie, 3, 11). All’incirca tre chilometri ad est, in una piccola città chiamata Heracleion, secondo i testi cristiani, vi era un convento che in analogo periodo andò incontro alla medesima sorte. Di Thonis non si seppe più nulla.
Il Mediterraneo avrebbe sommerso queste città nella baia di Abuqir per più di 12 secoli.

La costa orientale del Mediterraneo è sprofondata in modo lento ma costante. Lo sprofondamento dei siti archeologici fu causato da una combinazione di fenomeni naturali:
  • la lenta subsidenza di questa parte orientale del Mediterraneo
  • il continuo aumento del livello del mare fin dall’antichità
  • i crolli e gli smottamenti dovuti a eventi sismici
  • fenomeni locali: la liquefazione dei depositi di argilla locali, soprattutto nei punti in cui erano stati costruiti monumenti di grande peso. La causa della liquefazione fu il peso eccessivo, un'inondazione disastrosa del Nilo, oppure un’onda anomala.

L'insieme di questi fattori portò a un abbassamento del livello del suolo di circa 8 metri. A causa di questa subsidenza, aggravata da consistenti depositi di alluvium portati dalle correnti marine, il mondo aveva perso ogni traccia visibile di sedici secoli di vita di una delle più ricche civiltà nella storia dell'Egitto.
pixel graphic

 
  pixel graphic
| Sitemap | Imprint